Arabia Saudita ridimensiona il progetto della megacittà nel deserto lunga 160 km: cosa sta cambiando

Neom e “The Line”, il progetto simbolo della nuova Arabia Saudita voluta dal principe ereditario Mohammed bin Salman, stanno cambiando forma. Dopo anni di annunci miliardari, ritardi e cantieri monumentali nel nulla, il governo starebbe ora ripensando radicalmente la scala della megacittà lunga 100 miglia, frenato da costi esplosi e da un’economia meno brillante del previsto.

Da sogno futuristico a progetto “molto più piccolo”

Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Riyadh ha deciso di ridimensionare in modo significativo Neom, il distretto futuristico sul Mar Rosso che avrebbe dovuto cambiare il volto del regno entro il 2030. Al centro del piano c’era “The Line”: due file di grattacieli paralleli, alti circa 500 metri, che si sarebbero estesi per circa 170-200 chilometri nel deserto, senza auto, senza strade, senza emissioni.

Ora, persone informate sul dossier descrivono una visione “molto più piccola” rispetto a quella iniziale. Tradotto: il cuore simbolico del progetto non verrà cancellato, ma verrà fortemente compresso. La dimensione esatta del taglio non è chiara, ma la direzione è segnata.

Secondo stime interne, fino a novembre sarebbero già stati spesi circa 50 miliardi di dollari su un piano che puntava a un investimento complessivo di 500 miliardi.

Già alla fine del 2023 i lavori su “The Line” erano stati rallentati o sospesi in alcune sezioni, mentre il governo cercava un approccio meno costoso. Dietro le quinte, la priorità sembra essere passata dal colpo di teatro urbanistico al contenimento dei bilanci.

Vision 2030 alla prova dei conti

Neom è il tassello più ambizioso di Vision 2030, la strategia con cui il principe Mohammed bin Salman vuole sganciare l’Arabia Saudita dalla dipendenza dal petrolio e trasformarla in una potenza di servizi, turismo e tecnologia. La città-linea doveva essere il manifesto di questa trasformazione: 9 milioni di abitanti, energia 100% rinnovabile, il 95% del territorio circostante riservato alla natura.

Nei piani originari, Neom avrebbe dovuto funzionare come una vetrina del futuro: droni, taxi volanti, logistica automatizzata, una vita urbana compressa in una fascia stretta ma altissima, con spostamenti gestiti da trasporti sotterranei veloci. I rendering mostravano facciate specchiate che riflettevano il deserto, quasi a cancellare il confine tra costruito e paesaggio.

La realtà, per ora, è molto più tradizionale: costi che lievitano, tempi che slittano, conti pubblici sotto pressione per la combinazione di spesa pubblica aggressiva e quotazioni del petrolio meno generose rispetto alle aspettative saudite.

“Abbiamo speso troppo”: il cambio di tono a Riyadh

Il cambio di clima è emerso in modo netto durante un importante forum per gli investimenti a Riyadh nel novembre 2024. Un funzionario saudita, citato dalla stampa internazionale, ha ammesso davanti a una platea di banchieri e manager che il Paese ha “speso troppo” e che serve una nuova gerarchia di priorità.

“Abbiamo corso a 100 miglia all’ora. Ora siamo in deficit. Dobbiamo riprioritizzare”, avrebbe detto il funzionario.

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Frasi che qualche anno fa sarebbero state impensabili, visto l’entusiasmo quasi senza freni che circondava Neom. La sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che il principe ereditario, pur senza rinunciare al marchio Neom, abbia preso atto che la versione originale del progetto non è sostenibile ai ritmi e alle dimensioni previste.

Dalla città-linea ai data center: svolta tecnologica

Secondo il Times, un possibile esito del ripensamento è uno spostamento del baricentro: meno architettura iconica, più infrastrutture digitali. Neom potrebbe diventare principalmente un hub per data center e attività collegate all’intelligenza artificiale, un settore su cui il regno sta scommettendo pesantemente per attrarre grandi player globali.

  • Costruzione di server farm alimentate da energia rinnovabile
  • Incentivi fiscali e normativi per aziende IA internazionali
  • Collaborazioni con big tech per ricerca e sviluppo
  • Formazione di competenze locali in cloud e machine learning

Un passaggio di questo tipo renderebbe Neom meno dipendente dalla complessità di una megacittà integrata e più allineata alla corsa mondiale alla potenza di calcolo.

Il destino incerto di “The Line”

Resta la domanda che tiene banco tra investitori e osservatori: “The Line” sopravviverà, anche se in formato ridotto? Una fonte vicina ai piani, citata dalla stampa britannica, sostiene che non sia ancora chiaro se la città-linea resterà parte integrante del progetto o se verrà confinata a un segmento pilota, una sorta di dimostratore tecnologico.

Un’ipotesi circolata tra gli analisti è che il tracciato previsto, circa 200 km, venga tagliato a una porzione molto più breve, magari concentrata in un unico cluster urbano ad alta densità. Ciò permetterebbe di preservare l’idea forte – una città lineare, compatta, senza auto – ma con un impegno finanziario meno devastante.

Un tratto più corto consentirebbe di testare davvero il modello urbano di “The Line”, invece di moltiplicarli su scala nazionale senza certezze di sostenibilità.

Sindalah, l’unico tassello (costoso) già aperto

Al momento, l’unico elemento tangibile di Neom è Sindalah, un resort per yacht di lusso nel Mar Rosso. Doveva aprire nel 2021, è arrivato al pubblico con tre anni di ritardo e con un costo finale triplo rispetto al budget iniziale, secondo fonti vicine al progetto.

La “grand opening” di ottobre 2024, con star come Will Smith e Alicia Keys, mirava a lanciare un segnale di glamour e attrattività internazionale. Ma la reazione interna non sarebbe stata entusiasta: il principe Mohammed, stando alle ricostruzioni, si sarebbe detto poco colpito dal rapporto tra spesa e impatto reale, arrivando a licenziare il CEO di Neom, Nadhmi al-Nasr.

L’episodio viene letto dagli osservatori come un avvertimento a tutta la macchina dei megaprogetti sauditi: meno show, più risultati misurabili.

Economia saudita tra ambizione e limiti

L’Arabia Saudita vive una fase delicata. Da un lato, ha ancora margini finanziari notevoli grazie alle riserve accumulate e al ruolo di peso nell’Opec. Dall’altro, gli impegni presi con Vision 2030, le spese per infrastrutture, difesa e welfare, e una crescita meno veloce del previsto stanno comprimendo lo spazio di manovra.

Voce Tendenza recente
Prezzo del petrolio Volatile, sotto i picchi attesi da Riyadh
Spesa per megaprogetti Molti cantieri aperti, rischi di sforamenti
Conti pubblici Pressione sui deficit, richieste di revisione priorità
Obiettivi Vision 2030 Resta l’ambizione, ma tempi e scala in revisione

La revisione di Neom riflette una consapevolezza crescente: il capitale politico del principe ereditario è grande, ma non illimitato; lo stesso vale per quello finanziario.

Megacittà nel deserto: rischi, promesse e realtà

Neom non è il primo tentativo di creare una città dal nulla. Da Masdar City negli Emirati ad alcuni progetti africani di “smart city”, l’idea di costruire centri urbani ipertecnologici in territori poco sviluppati ha attirato investimenti e titoli di giornale, ma spesso ha incontrato ostacoli concreti: costi imprevisti, difficoltà nel richiamare residenti reali, problemi di governance.

Tra i principali rischi di un progetto come “The Line” figurano:

  • Complesso coordinamento tra architettura, tecnologia, trasporti e normative
  • Incertezza sulla domanda reale di milioni di residenti in un’area nuova
  • Dipendenza da capitali pubblici in un contesto di entrate petrolifere variabili
  • Possibili tensioni sociali nel costruire una città “perfetta” accanto a realtà ancora tradizionali

Dall’altra parte, se Neom in versione ridotta puntasse davvero su data center e intelligenza artificiale, potrebbe generare un effetto leva su tutta la regione: maggiore connettività, nuove filiere digitali, richiesta di competenze qualificate, servizi satellite in logistica, costruzioni e formazione.

Cosa significano “data center” e hub IA per un progetto urbano

Un data center è, semplificando, un’infrastruttura che ospita migliaia di server, cioè i “muscoli” fisici di internet e dell’intelligenza artificiale. Concentrarne molti nella stessa area significa creare un polo di calcolo che può servire aziende, governi, piattaforme digitali.

Se Neom scegliesse questa strada, la città reale potrebbe crescere attorno a queste infrastrutture: tecnici specializzati, start-up IA, società di cybersecurity, fornitori di energia rinnovabile, università e centri di ricerca connessi. Non sarebbe la città-linea specchiata promessa nei primi video promozionali, ma potrebbe risultare un laboratorio concreto su come un Paese petrolifero prova a reinventarsi con i bit invece che con i barili.

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